Adesso posso guardarti in pace
Adesso posso guardarti in pace. Non ti mangio più.
Kafka
Video di StiftungHofButenland
Siamo Tutti Animali – 3 e 4 Marzo – Livorno
Sabato 3 marzo 2012 alle ore 12.00 fino a Domenica 4 marzo 2012 alle ore 0.30, presso Ex Caserma “Del Fante” occupata, via Adriana 16, Livorno.
Due giorni alla “ex caserma del fante okkupata” di livorno all’insegna dell’ecoanimalismo. Pranzi, cene e merende esclusivamente vegan, proiezioni contro lo sfruttamento animale, buona musica, e mercatino. Le due giornate si svilupperanno dal pomeriggio di sabato 3 marzo alla sera di domenica 4.
Effettueremo svariati workshop, che spazieranno dall’autoproduzione di tofu e seitan all’orticoltura sinergica, parleremo di sfruttamento e liberazione animale, sessimo e razzismo. Nello spazio esterno verrà organizzato un mercatino dove sarebbe bello barattare oggetti cercando di escludere la moneta (dunque siete tutti invitati a portare quello che volete barattare). Sabato sera, offriremo una cena vegan gratuita ai pervenuti, grazie al recupero di cibo in esubero nei mercati e nei supermercati, per dimostrare il grande spreco che questa società del consumo perpetra in continuazione.
Perchè scandalizzarsi…
Perchè scandalizzarsi all’idea che gli asiatici mangino i cani? Se non mangiate neppure mucche, maiali, conigli, cavalli, agnelli, polli, tacchini, asini, cinghiali, montoni, vitelli, capponi, anatre, … allora scandalizzatevi pure. Altrimenti, fatevi un esame di coscienza e guardate la realtà da un nuovo punto di vista: quello giusto.
Infiltrati nell’industria suinicola britannica
Animal Equality ha realizzato un’intensa investigazione sotto copertura per due mesi all’interno dell’allevamento Harling, situato a Norfolk e certificato ad ‘alta qualità’. Harling rappresenta lo standard tipico di come i maiali passano la loro vita all’interno degli allevamenti nel Regno Unito.
Oltre 200 ore di filmati, conversazioni registrate e 335 foto mostrano la scioccante realtà all’interno dell’industria suinicola britannica e rivelano che, a prescindere da quanto un allevamento sia certificato ad ‘alta qualità’, dolore, sofferenza e sfruttamento sono presenti su larga scala.


