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L’estremismo della passione e della ragione

Nella quotidiana esperienza di “portatori di pace”, quando si tocca l’argomento veganismo da piu parti si viene etichettati come “estremisti” (quando non addirittura aggrediti).

Nella mia personale esperienza, questo accade sempre più spesso con chi ha già fatto un minimo di percorso verso un modus vivendi piu etico che con chi questo percorso nemmeno pensa di intraprenderlo, carnivori irriducibili piuttosto che cacciatori o sopraffattori veri o potenziali di ogni tipo. 

Ma cosa c’è di estremistico nello scegliere di non uccidere e di non far uccidere?

Cosa c’è di estremistico nello scegliere di non alimentarsi di pezzi di cadavere che, oltre a non servirci ci fanno anche male? Che sono frutto dell’agonia e della morte di esseri senzienti ed intelligenti?

Cosa c’è di estremistico nello scegliere di non essere direttamente o indirettamente responsabili della prigionia della tortura dello svilimento ignobile di cosi tante vite, umane e non umane?

O come si può considerare estremistico il cercare di abbassare in ogni modo possibile la propria impronta ecologica a partire sin dalle piccole cose, dai piccoli gesti quotidiani? Come può venir considerato estremistico il ragionare con la propria testa invece che con quella forgiata dai media e dalla pubblicità?

In fondo si tratta solo di fare delle scelte, nemmeno tra le più difficili. Si tratta di scegliere come comportarsi, come vivere, come consumare. E, nella loro semplicità, si tratta di scegliere tra la vita o la morte. No, no la nostra, ma quella di milioni di altri esseri che subiscono, inermi, le nostre scelte, o peggio le nostre “non scelte”.

E noi abbiamo scelto. Abbiamo scelto la vita.

Abbiamo scelto che la vita, quella di qualunque essere debba essere rispettata e tutelata. Perchè la vita ha valore in se, a prescindere dalla specie dell’essere che ne è portatore. Abbiamo scelto che la vita, a chiunque appartenga, deve essere vissuta al meglio e non vilipesa, offesa, derisa maltrattata o addirittura tolta.

Abbiamo scelto di allontanare da noi la barbarie, l’oppressione, la crudeltà. Abbiamo scelto di essere parte attiva, con la nostra stessa quotidianità, affinchè tutto quanto di orribile avviene sul nostro pianeta non avvenga nel nostro nome: “Not in my name”! E’ il nostro grido di battaglia, una battaglia pacifica, non violenta, fatta anche di tante cose buone e saporite, fatta anche di piaceri della tavola che si moltiplicano all’infinito perchè sappiamo che non abbiamo causato dolore.

Abbiamo scelto, e quel che facciamo lo facciamo con naturalezza e semplicità. Puo’ tutto questo essere considerato “estremistico”?

Forse agli occhi dei più può sembrare strano o strambo che delle persone, apparentemente come loro, leggano tutte le etichette di quel che acquistano per verificare che non contengano cose che sono state e sono fonte di dolore, sfruttamento, morte. Forse puo’ sembrare strano o strambo accorgersi che ci sono persone che non vestono lana o seta o, ancora peggio, pelle o pellicceria. Che non usano scarpe di cuoio, che non hanno divani in pelle o che non usano profumi e cosmetici così tanto reclamizzati in tv, ma che ne usano altri, meno conosciuti e spesso autoprodotti.

Ma gli occhi dei più sono occhi che non sanno più vedere.

Sono gli occhi di persone che credono che le mucche facciano il latte “sempre” invece che, come tutti i mammiferi, solo quando aspettano un piccolo, che poi verrà comunque ucciso, come la madre. Sono gli occhi che non riescono piu a percepire la gravità delle cose, perchè il marketing le allontana sapientemente da loro. Così non riescono più a collegare la carne al sangue, la pelliccia all’animale che prima la portava, la scatoletta di tonno a qual meraviglioso ed intelligente animale marino che sta rischiando l’estinzione.

Sono occhi che non sanno piu vedere al di la del loro naso, e che credono ancora che “le multinazionali siano necessarie, se non addirittura “buone”. Agli occhi di costoro chiunque sia appena diverso è un potenziale pericolo, e se non si limita ad apparire diverso, ma agisce addirittura da diverso, ecco che scatta la molla della difesa del mediocre status a fatica conquistato, ed ecco quindi che ai loro occhi appaiono gli estremisti.

E, se davvero tutto questo è sinonimo di estremismo, allora si… siamo degli estremisti!

E ne siamo orgogliosi perchè ci mettiamo passione e perchè ci mettiamo ragione.

Ne siamo orgogliosi e non vorremmo mai essere al posto di costoro, dei più. Perchè, come cantava Fabrizio De Andrè “… se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci so (più) stare…”

Gianluca Miano - www.piccolopopolo.org
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